Siamo corpi che raccontano

Appena pronunciamo la parola “Teatro” alle persone che ci ascoltano spesso viene in mente una cosa. Il copione. Ossia il testo della storia. Come ha scritto Marco Baliani però in un pezzo dal titolo “Corpi Narranti”, quello che oggi è una moda, cioè il raccontare storie, in realtà è un bisogno e che chi racconta le storie è soprattutto un “corpo che narra”. 

Già, il corpo. Questo sconosciuto.

Troppo spesso nelle rappresentazioni scolastiche, nei saggi, o nel teatro amatoriale, il protagonista sembra essere solo il testo “da mandare a memoria”. Parole, parole e parole, dette bene, ma assolutamente non agite, non “drammaturgicamente” sviluppate. 

È necessario ripescare nei contesti formativi ed educativi il teatro pedagogico nato agli inizi del 1900, passando per alcuni dei grandi Maestri, da Grotowski a Barba, giungendo fino a Brook, per ricordarci che l’attore è prima di tutto un corpo che si muove. Con il corpo egli vive lo spazio, col corpo registra le sensazioni e le emozioni e ne porta i segni, col corpo egli trasforma i suoi gesti ordinari in gesti “extraordinari”. 

Non esiste teatro se non c’è un’esplorazione del corpo in scena e delle sue potenzialità espressive.   

Per questo all’interno di un percorso di pedagogia teatrale si elimina inizialmente la parola: perché il teatro fiorisca come ambiente in cui ognuno può esprimersi spingendo al massimo la propria creatività, stimolato a trovare altre strade espressive per comunicare ciò che sente dentro; per trasmettere la sua storia. 

Potrà fare tutto questo solo se gli viene data l’opportunità di conoscere prima di tutti il linguaggio della comunicazione non verbale, fatta di silenzio, percezione fisica, spazio, ritmo, intenzione e relazione.

Senza apprendere una modalità replicabile bensì l’immersione in un’esperienza. Perché “c’è l’esperienza e la storia di quella esperienza”(Baliani). 

La ricchezza di un lavoro di pedagogia teatrale è il distacco dallo stereotipo della rappresentazione, dall’omologazione prodotta dai concetti di “giusto” e “sbagliato” e l’immersione nella loro trasformazione. 

Esso mira piuttosto a stimolare l’esplorazione di tutte le possibilità di espressione di cui il nostro corpo è dotato. Non per formare bravi attori, ma per educare ciascun allievo a potersi servire in modo consapevole del proprio corpo. In ogni costruzione scenica, nei contesti artistici ed in quelli educativi. 

In questi ultimi, poi, la valenza di un’educazione al corpo assume maggiore valore, perché nel gioco del teatro tutto passa attraverso il corpo stesso, lasciando da parte le rielaborazioni che la mente e le tecniche fanno a tavolino, lasciando che la scena sia ciò che da sempre è chiamata ad essere: vita.

Formazione Laboratori pedagogia teatro

3 Comments Lascia un commento

    • Vero, ci sono molte porte attraverso le quali accedere alla conoscenza dell’arte teatrale e quindi di noi stessi. Crediamo che soprattutto in tempi complessi come questi, l’esperienza corporea sia un accesso necessario ed essenziale per l’esistenza dell’arte stessa.
      Grazie per il tuo intervento.
      A presto

      "Mi piace"

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